Prosciutto di Parma Dop, il futuro è adesso

Con il presidente del Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma Dop, Vittorio Capanna, una chiacchierata a tutto tondo sul nuovo corso di uno dei marchi di punta dell’alimentare italiano.

Presidente, il 2019 è stato un anno difficile per il comparto del Prosciutto di Parma.

In questi mesi abbiamo lavorato alacremente per risolvere i problemi e oggi siamo convinti di essere sulla strada giusta grazie alle azioni messe in campo dal comparto. Il nostro piano di rinnovamento ha l’obiettivo di potenziare il sistema dei controlli e migliorare l’identità e la qualità del Prosciutto di Parma a tutela del prodotto stesso e dei consumatori.

Nello specifico, abbiamo affidato il sistema di certificazione e controlli della Dop Prosciutto di Parma a Csqa, ente leader nel settore fondato sulla cultura della certificazione di prodotto e su principi di imparzialità e terzietà. Al tempo stesso abbiamo avviato l’iter per le modifiche del Disciplinare di produzione per consolidare la caratterizzazione del prodotto puntando a un miglioramento complessivo della qualità.

Parliamo di mercato. Come va L’export?

Nel 2018 abbiamo registrato una flessione dei volumi di vendita, ma bisogna dire che il trend di lungo periodo è positivo. Le esportazioni di Prosciutto di Parma sono cresciute gradualmente registrando un aumento di oltre 500mila pezzi in dieci anni.

L’obiettivo che ci siamo posti nel medio e lungo periodo è continuare a crescere sui mercati internazionali in modo equilibrato e costruendo basi solide. Per far questo è necessario dare continuità alla nostra presenza e ai nostri investimenti all’estero. Da qualche anno abbiamo puntato al mercato americano che riteniamo quello con maggiori potenzialità di crescita per il Prosciutto di Parma.

A proposito di Stati Uniti, c’è una celebrazione importante…

Quest’anno ricorrono i 30 anni dalla prima esportazione di Prosciutto di Parma negli Usa. Era, infatti, il 1989. Da allora ci siamo impegnati destinando importanti investimenti alla valorizzazione del nostro prodotto, alla tutela del marchio e soprattutto all’adeguamento alle rigide procedure e garanzie sanitarie richieste. E oggi gli Stati Uniti, con un fatturato di 61 milioni di euro, sono diventati il nostro primo mercato per le esportazioni, seguiti da Francia, Germania, Inghilterra, Australia e Giappone.

Cosa fate per contrastare il fenomeno dell’Italian sounding?

Per tutelare la denominazione “Prosciutto di Parma” e il relativo marchio, abbiamo disposto numerose azioni di contrasto sia in Italia sia all’estero, dove sono più frequenti casi di utilizzo improprio della denominazione. Predisponiamo quindi attività informative per il trade, monitoriamo i mercati e il web, abbiamo registrato il nostro marchio in circa 90 Paesi.

Poi, stiamo cercando di puntare su sistemi di tutela alternativi ai marchi. Questo sta accadendo soprattutto nei Paesi fuori dall’Europa. L’ultimo importante traguardo è stato raggiunto in Giappone dove il Prosciutto di Parma è stato registrato tra i prodotti a denominazione di origine protetta.

Ma resta di fondamentale importanza l’aspetto culturale, in perticolare all’estero dove è necessario diffondere il concetto di Dop: per questo collaboriamo spesso con altre Indicazioni geografiche su specifiche iniziative dedicate alla promozione dei prodotti.

Altre novità?

Nell’ambito della nostra strategia di comunicazione che ha puntato a dare maggiore riconoscibilità al prodotto in tutte le occasioni di consumo della vita quotidiana, abbiamo appena lanciato il progetto Parma fa Quaranta con la partecipazione di Federico Quaranta, conduttore da sempre legato al mondo dell’enogastronomia italiana e alle eccellenze del territorio. Con il suo stile inconfondibile, porterà gli utenti in viaggio con lui per scoprire la Dop e i segreti della lavorazione; mostrerà la versatilità del prodotto; farà vivere le bellezze del territorio in cui nasce e presenterà le persone che rendono speciale questo luogo. Il format sarà visibile su tutti i canali social del Prosciutto di Parma.

Quali sono le sfide del futuro per i prodotti Dop?

La qualità resta l’obiettivo comune per tutti i prodotti tutelati e l’impegno per ogni anello della filiera produttiva. Ma dobbiamo prendere atto che i tradizionali valori legati al territorio e alla tipicità non sono più sufficienti ad assicurare un vantaggio competitivo spendibile sul mercato, soprattutto a livello internazionale. Il consumatore moderno non è più interessato soltanto all’acquisto di prodotti tipici, ma presta attenzione alle modalità di produzione, alla sostenibilità e al benessere animale.

È una sfida complessa, ma anche un’opportunità di sviluppo che le Dop devono cogliere. Da parte nostra stiamo lavorando per avviare un percorso di filiera virtuosa per il Prosciutto di Parma di domani caratterizzato da elementi qualificanti in tema di sostenibilità proprio per allineare i valori, la qualità e la reputazione del prodotto con le reali aspettative del consumatore.

Prosciutto di Parma Dop, il futuro è adesso - Ultima modifica: 2020-03-23T09:00:11+00:00 da Raffaella Quadretti

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